Soros ‘investe’ 500 milioni di dollari nei rifugiati e nei migranti europei e spiega perché

di Tyler Durden –

L’articolo che proponiamo, pubblicato da Tyler Durden un anno fa, è finora passato quasi inosservato in Italia, benché sull’immigrazione offra un punto di vista superiore, corroborato da documenti del miliardario Soros e dei suoi funzionari. Dalla sua lettura emergono i seguenti tre fatti.
1. Gli Stati Uniti, non semplicemente l’alacre George Soros, creano i presupposti del fenomeno dell’immigrazione, da un lato continuando a imporre alle popolazioni del terzo mondo i principi del libero scambio che ne paralizzano le potenzialità di sviluppo autonomo e d’altro lato destabilizzandole politicamente: la fuga di milioni di persone dall’Africa e dall’Asia, così poco naturale che lo stesso Soros la qualifica come forzata senza però nominare chi la forzi, segue dalle strategie delle amministrazioni americane, a partire dalla globalizzazione del Washington Consensus per finire alle primavere arabe.

2. Gli Stati Uniti provvedono i corridoi ai flussi dei migranti permettendo l’attività dei trafficanti e finanziando le ONG.

3. Gli Stati Uniti paralizzano le capacità di difesa degli Stati europei svuotandone la sovranità con la UE e con la NATO e manipolando l’opinione pubblica con l’idea di migrazione come nuova normalità. In effetti la migrazione come nuova normalità implicherebbe il ritorno al nomadismo paleolitico; ma si tratta di miserevole ideologia: non solo Soros continua a distinguere tra migranti e comunità ospiti, anche sottolinea che l’obiettivo statunitense è ridurre l’Europa, proprio l’Europa, a comunità ospite. Il quadro che emerge dalle prese di posizione della Open Society Foundations denuncia le migrazioni di massa come arma usata nel quadro di un preciso progetto imperiale di destabilizzazione. La difficoltà di rispondere al fenomeno non nasce dunque dalla sua complessità o dalla sua irresistibilità naturale, tanto meno dalla sua razionalità o dal dovere umanitario: si tratta piuttosto di disobbedire ai disegni di una potenza imperiale che non perdona le disobbedienze.

Fonte: Appello al Popolo

Traduzione di Paolo Di Remigio, Roberto Gironi, Federico Monegaglia

Soros ‘investe’ 500 milioni di dollari nei rifugiati e nei migranti europei e spiega perché

di Tyler Durden

Confermando ancora una volta di essere il burattinaio silenzioso dietro la crisi europea dei rifugiati, in un intervento nel Wall Street Journal George Soros, l’investitore divenuto miliardario da un giorno all’altro e risoluto sostenitore di Hillary Clinton, ha dichiarato che investirà 500 milioni di dollari per rispondere alle esigenze dei migranti e dei rifugiati.
L’investimento di Soros arriva in risposta all’iniziativa dell’amministrazione Obama “Call to Action”, che chiede alle imprese statunitensi di alleviare la crisi dei migranti. Soros, fondatore della Open Society Foundations, ha anche dichiarato che per orientare i suoi investimenti ha in programma una stretta collaborazione con l’Ufficio dell’Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite e con la Commissione per il Soccorso Internazionale .

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Difficile che ai bene informati l’annuncio arrivi come una sorpresa.
Un mese fa, a seguito delle violazioni informatiche di DCLeaks, abbiamo denunciato che “la violazione informatica dei documenti di Soros svela un piano dietro la crisi europea dei rifugiati”. Per ricordare, stando a uno dei molti documenti trapelati, la crisi europea dei rifugiati dovrebbe essere accettata come una ‘nuova normalità’, e per l’organizzazione di Soros la crisi significa “nuove opportunità” di influenzare su scala globale le politiche di immigrazione. Anna Crowley, funzionario per il programma dell’Open Society Foundations, e Katin Rosin, esperta del programma, hanno insieme redatto il memorandum del 12 maggio intitolato “Migration Governance and Enforcement Portfolio Review”.
La rivista, di nove pagine, individua tre punti chiave: [1.] Open Society Foundations ha avuto successo nell’influenzare la politica di immigrazione globale; [2.] la crisi europea dei rifugiati presenta per l’organizzazione “nuove opportunità” di influenzare la politica globale dell’immigrazione;[3.] la crisi dei rifugiati è la “nuova normalità”.

[1.] Come le autrici scrivono nell’introduzione, uno dei propositi della rivista “considera l’efficacia degli approcci che abbiamo utilizzato per raggiungere il cambiamento a livello internazionale”. Una sezione della rivista intitolata “Il nostro lavoro” descrive come il meno trasparente dei think tank americani abbia lavorato insieme ai ‘leader del settore’ per “modellare la politica della migrazione e influenzare i processi regionali e globali con effetti sul modo in cui la migrazione è governata e imposta”.
In una sezione intitolata “Le nostre ambizioni” le autrici spiegano: “La nostra premessa per impegnarci nel lavoro legato alla governance era questa: oltre a mitigare gli effetti negativi dell’attuazione, dovremmo anche sostenere gli attori sul campo cercando di cambiare attivamente le politiche, i poteri e le regole che governano la migrazione”.

Esse scrivono:“Crediamo anche che progressi a livello regionale o internazionale possano generare l’impulso al cambiamento politico o l’implementazione di norme esistenti al livello nazionale. Abbiamo deliberatamente evitato il termine ‘governance globale’ perché non c’è un unico sistema a livello globale per gestire la migrazione”.
La stessa sezione dichiara più sotto che l’Iniziativa Internazionale per la Migrazione (IMI), “particolarmente a livello globale, ha dovuto essere selettiva e attenta alle opportunità nell’aiutare i leader nel settore per spingere a pensare alla migrazione e a coordinare meglio il patrocinio e gli sforzi di riforma. Abbiamo sostenuto iniziative, organizzazioni e reti il cui lavoro è legato direttamente ai nostri scopi nei corridoi”.
In un’altra sezione del memorandum, intitolata “Il nostro posto” si legge: “Ben presto, l’Iniziativa Internazionale per la Migrazione ha identificato una manciata di organizzazioni capaci di impegnarsi in modo globale e transnazionale sulla migrazione, elevando oltre il livello nazionale il lavoro di corridoio dell’Iniziativa Internazionale per la Migrazione”.

“Queste organizzazioni includono think tank importanti come il Migration Policy Institute (MPI) e reti di patrocinio come l’International Detection Coalition (IDC)”. (Le autrici più sotto rilevano che MPI, un tenace promotore dell’amnistia per gli immigrati illegali in America, “a volte è criticato per la sua vicinanza ai governi, [ma] il finanziamento flessibile dall’Open Society Foundations gli ha permesso di mantenere una certa indipendenza dai governi a cui esso dà consulenze”.)
Il memorandum sottolinea anche che “l’Iniziativa Internazionale per la Migrazione ha svolto un ruolo centrale nello stabilire e nell’influenzare gli scopi di due nuovi fondi subalterni del [Programma europeo per l’integrazione e la migrazione], quello competente sul Sistema comune di asilo europeo (CEAS) e quello competente sulla detenzione degli immigrati”.

[2.] Ancora più importante: il memorandum spiega come la crisi europea dei rifugiati apra le porte all’organizzazione di Soros per influenzare ulteriormente la politica globale dell’immigrazione.
Le autrici notano che l’“attuale crisi dei rifugiati crea lo spazio per riconsiderare la governance della migrazione e il regime internazionale dei rifugiati”. Secondo il memorandum, una ragione di ciò è che i paesi in via di sviluppo, che costituiscono il Gruppo dei 77 alle Nazioni Unite, sono stati motivati dalla crisi dei rifugiati a mantenere sull’agenda globale i problemi dell’immigrazione”. “La crisi dei rifugiati e la paura che gli interessi dei migranti in fuga dalla povertà, dai cambiamenti climatici, dalla violenza generalizzata o da disastri naturali possano essere trascurati in questi forum hanno generato una spinta dai paesi del G 77 per assicurare che altri problemi legati alla migrazione restino nell’agenda globale”.
Le autrici spiegano anche che la crisi attuale offre “nuove opportunità” di influenzare su scala globale la politica di immigrazione.

“Il clima attuale presenta nuove opportunità per riformare a livello globale la governance della migrazione, o tramite il sistema multilaterale esistente o unendo una gamma di attori perché pensino più innovativamente. Il nostro interesse e il nostro investimento di lunga data nel lavoro globale ci consentono di avere molti dei partner giusti e di poter aiutare altri a navigare in questo spazio”.
La rivista dichiara: “La crisi dei rifugiati offre nuove opportunità” per “il coordinamento e la collaborazione” con altri ricchi donatori.

È come se la crisi europea dei rifugiati fosse pianificata e preparata, non solo dall’organizzazione di Soros, ma da altre che trarrebbero beneficio da un salto nel cambiamento della “governance” regionale “della migrazione”, cioè da una riformulazione dei termini della sovranità – come la Grecia, che diversi mesi fa, quando la sua sovranità è stata assoggettata alla volontà del paese di partecipare al piano europeo dei rifugiati, ha scoperto le maniere forti.
[3.] Non sarà una sorpresa che secondo la rivista i decisori politici sull’immigrazione debbano accettare la crisi dei rifugiati come ‘nuova normalità’. Una delle conclusioni elencate nella nota è “accettare la crisi attuale come la nuova normalità e muoversi al di là della pura necessità di reagire”.

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Alla luce di quanto sopra, è chiaro che Soros e la ‘Open Society’, che hanno già investito centinaia di milioni nel rimodellare l’Europa in un modo che, pur evitandone il termine, realizza precisamente la ‘governance globale’ col determinare gli afflussi di milioni di forestieri in Europa, continueranno a versare ancora denaro per facilitare l’ingresso in Europa di ‘migranti e rifugiati’, anche se ciò significasse rovesciare Angela Merkel, il cui crollo nei sondaggi è emerso come la più grande sorpresa da quando Soros complotta per modellare il volto dell’Europa per generazioni a venire.

E ora Soros si concentra sull’America e anche sul resto del mondo.
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Di seguito l’intervento di Soros sul Wall Street Journal

Perché investo 500 milioni di dollari sui migranti
Investirò in startup, in aziende consolidate, in iniziative e imprese a impatto sociale fondate da migranti e rifugiati
Il mondo è stato turbato da un forte aumento della migrazione forzata. Decine di milioni di persone sono in movimento, fuggendo dai loro paesi in cerca di vita migliore altrove. Alcuni fuggono guerre civili o regimi oppressivi; altri sono scacciati dall’estrema povertà, richiamati dalla possibilità di avanzamento economico per se stessi e le loro famiglie.
Il nostro fallimento collettivo nello sviluppare e implementare politiche efficaci per gestire il flusso accresciuto ha contribuito fortemente alla miseria umana e all’instabilità politica – sia nei paesi in cui le persone fuggono che nei paesi che, volenti o meno, le ospitano. I migranti sono spesso ridotti a un’esistenza di disperazione inoperosa, mentre i paesi ospiti non riescono a cogliere i benefici comprovati che una maggiore integrazione potrebbe offrire.
Sono i governi a dover svolgere il ruolo direttivo in questa crisi, affrontandola attraverso la creazione e il sostegno di adeguate infrastrutture fisiche e sociali per migranti e rifugiati. Ma è decisivo che si sfrutti anche la potenza del settore privato.

Riconoscendo questo, l’amministrazione Obama ha recentemente lanciato un ‘appello all’azione’ chiedendo alle imprese statunitensi di svolgere un ruolo maggiore nell’affrontare le sfide poste dalla migrazione forzata. Oggi i capi del settore privato si riuniscono alle Nazioni Unite per assumere impegni concreti così da contribuire a risolvere il problema.
In risposta all’appello, ho deciso di stanziare 500 milioni di dollari per investimenti che affrontino specificamente i bisogni dei migranti, dei rifugiati e delle comunità ospiti. Investirò in startup, in aziende consolidate, in iniziative e imprese a impatto sociale fondate dai migranti e dai rifugiati stessi. Sebbene la mia preoccupazione maggiore sia aiutare i migranti e i rifugiati in arrivo in Europa, cercherò buone idee per investimenti che avvantaggino i migranti di tutto il mondo.

Questo impegno a investire capitali integrerà i contributi filantropici che le mie fondazioni hanno versato per affrontare le migrazioni forzate, un problema sul quale abbiamo lavorato a livello globale per decenni e al quale abbiamo dedicato risorse finanziarie significative.
Cercheremo investimenti in una varietà di settori, tra i quali le tecnologie digitali emergenti, che sembrano essere particolarmente promettenti come modo di offrire soluzioni ai problemi che la gente spostata spesso affronta. Progressi in questo settore possono aiutare la gente ad avere accesso ai servizi governativi, legali, finanziari e sanitari. Le società private già investono miliardi di dollari per sviluppare questi servizi per le comunità non-migranti.

Questo è il motivo per cui il denaro si muove istantaneamente da un portafoglio mobile ad un altro, gli autisti trovano i loro clienti usando soltanto un cellulare, ed è il modo in cui un medico nordamericano può visitare in tempo reale un paziente africano. Personalizzare ed estendere queste innovazioni per servire i migranti aiuterà a migliorare la qualità della vita di milioni di persone in tutto il mondo.
L’insieme degli investimenti che faremo apparterrà alla mia organizzazione no-profit. Sono pensati per avere successo – perché voglio mostrare come anche il capitale privato possa svolgere un ruolo costruttivo nell’aiutare i migranti – e tutti gli eventuali profitti andranno a finanziare programmi della Open Society Foundations, compresi i programmi che aiuteranno i migranti e i rifugiati.

Come campioni di vecchia data della società civile, staremo attenti ad assicurare che i nostri investimenti portino a prodotti e servizi che aiutino veramente i migranti e le comunità ospiti.
Per stabilire i principi guida dei nostri investimenti lavoreremo inoltre a stretto contatto con organizzazioni quali l’Ufficio dell’Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite e la Commissione per il Soccorso Internazionale. Il nostro obiettivo è quello di utilizzare per il bene pubblico le innovazioni che solo il settore privato può sviluppare.

Spero che il mio impegno ispiri altri investitori a perseguire la stessa missione.

Fonte: Zero Hedge

Articolo originale su controinformazione.info

L’invito a Haftar irrita Sabratha. Le milizie inondano il mare di barconi

Di Francesco Semprini
Sabratha non ci sta e i barconi riprendono il mare. Il consiglio militare della città della Tripolitania condanna l’invito dell’Italia a Khalifa Haftar, per il quale il generale è atteso a Roma il 26 settembre per incontrare il ministro della Difesa Roberta Pinotti, e alcuni alti ufficiali dello Stato maggiore. «Denunciamo l’invito giunto specie perché la Corte penale internazionale ha chiesto ripetutamente l’arresto degli affiliati (del generale) colpevoli di aver commesso crimini di guerra», spiega in una nota il Consiglio militare di Sabratha. Questa la reazione ufficiale di Sabratha. Venerdì intanto, il Mediterraneo centrale si affollava di gommoni come non accadeva da tempo: 15 interventi di salvataggio in poche ore, cui si devono aggiungere alcuni del giorno precedente e altri di ieri: circa 1800 persone salvate nel fine settimana, con l’aiuto delle navi militari e di quelle delle poche Ong rimaste davanti al mare della Libia e il coordinamento della Guardia costiera italiana. Oltre agli «sbarchi fantasma».  
«I due accadimenti non sono affatto slegati», spiegano fonti libiche a La Stampa secondo cui questa è la reazione «non ufficiale» di Sabratha alla notizia del «peggiore degli sbarchi» quello di Haftar a Roma, trapelata ad arte già prima del fine settimana da Bengasi. La città costiera è considerata l’hub per eccellenza del traffico dei migranti diretti in Italia, da qui sono partite le decine di migliaia di persone in fuga dal «serbatoio africano». Poi, a un tratto, il flusso è stato interrotto, in parte con la nuova missione italiana a sostegno della Guardia costiera libica. In parte con gli accordi «sotto traccia» tra italiani e figure di spicco che controllano quel tratto di costa (e di conseguenze i traffici che ospitano). «I Dabbashi hanno riaperto i rubinetti dopo aver saputo dell’invito», ci spiegano in riferimento alla «famiglia» che controlla Sabratha.  
Rispondono ad Ahmed Al Dabbashi, detto Al Amnu (lo zio), a cui sono legate la Brigata Anas Al Dabbashi (nome di martire di famiglia) che fa capo al ministero della Difesa, e la Brigata 48 che fa capo agli Interni. Da loro dipende anche la sicurezza esterna dell’impianto libico dell’Eni di Mellita. Sono loro a fare il bello e il cattivo tempo a Sabratha come La Stampa ebbe modo di constatare, nell’aprile del 2016, incontrando proprio a Sabratha Fitouri El-Dabbashi, nipote dello zio che ebbe ruolo attivo nelle operazioni contro i rapitori dei quattro dipendenti italiani della Bonatti sequestrati dall’Isis.  
FONTE E ARTICOLO COMPLETO: http://www.lastampa.it/2017/09/18/esteri/linvito-a-haftar-irrita-sabratha-le-milizie-inondano-il-mare-di-barconi-gAEU4XCT68fuyfQIzQTh6J/pagina.html

Trento: “Assumete profughi, non italiani”. La coop fa pressioni sugli imprenditori

Articolo originale su https://www.controinformazione.info/trento-assumete-profughi-non-italiani-la-coop-fa-pressioni-sugli-imprenditori/

Trento, 14 set – Non assumete italiani, preferite i profughi. Il messaggio agli imprenditori della Valsugana è arrivato forte e chiaro da parte di una coop che l’accoglienza dei migranti per conto della provincia autonoma di Trento. La Cinformi, infatti, secondo quanto riporta La Voce del Trentino che riferisce la testimonianza di un imprenditore a cui è toccata la pressione della cooperativa, contatta direttamente le aziende locali per fare in modo che inseriscano i loro profughi insistendo perché abbiano la precedenza sugli italiani.

L’offerta che la coop fa agli imprenditori è allettante, una di quelle che quando viene proposta a lavoratori italiani spesso costringe il candidato a rifiutare perché non permette il sostentamento: uno stage gratuito per il primo mese e poi 400 euro al mese. Tutte le spese burocratiche sono a carico della cooperativa. Il datore di lavoro deve solo quindi formalizzare il contratto all’immigrato. Ma se l’imprenditore obietta che in questo modo vengono penalizzati quanti si affannano per trovare un lavoro la solerte cooperativa taglia corto e dice “la ricontatteremo”. Poi il nulla.

Se una persona deve pagare affitto, bollette e le altre spese varie, con 400 euro mensili è impossibile arrivare a fine mese. Diverso è il caso se la proposta viene fatta a chi di spese non ne ha, né di vitto né di alloggio, come è il caso dei profughi accolti dalle varie cooperative, che ricevono soldi pubblici per il mantenimento di queste “risorse”. Inoltre le ore che la cooperativa chiede vengano lavorate sono 40 alla settimana, cioè un tempo pieno a tutti gli effetti. E dopo sei mesi il contratto di lavoro dovrà diventare a tempo indeterminato.

Una prassi, quella della Cinformi, che è finita al centro di una interrogazione da parte di un consigliere provinciale, Claudio Civettini di “Civica Trentina”, che ha chiesto alla giunta trentina di sinistra di fare chiarezza, avanzando l’ipotesi di sistemi contributivi facilitati per quanto riguarda l’assunzione a qualsiasi titolo di profughi o presunti tali.

Anna Pedri

Fonte: Il Primato Nazionale

Nota:  Se qualcuno nutriva ancora dei dubbi circa l’importante funzione delle migrazioni di massa nel fornire mano d’opera di riserva a basso costo per le grandi imprese e per le varie mafie, queste notizie confermano quanto da molto tempo andiamo sostenendo. Questo spiega in parte i grandi interessi che sono dietro le centrali che sospingono e promuovono le masse dei migranti verso l’Italia.

Migranti in Italia: bomba sociale per scardinare l’assetto del sistema italia

Articolo originale su http://www.controinformazione.info/migranti-in-italia-bomba-sociale-per-scardinare-lassetto-del-sistema-italia/

di Luciano Lago

Come avevano sostenuto inascoltate alcune personalità della cultura ed esponenti dell’opposizione politica, questa dei migranti installati nei centri d’accoglienza in aree urbane, è una vera e propria bomba sociale pronta ad esplodere. Gli ultimi episodi accaduti in varie zone d’Italia (dalle aggressioni agli autisti a Parma, alle intemperanze degli eritrei a Roma, alla violenza e stupro su una coppia di turisti polacchi a Rimini) confermano questa previsione e la rendono molto attuale.

La propaganda “buonista” dei media che fino ad oggi ha cercato di occultare il fenomeno ed offrire un aspetto positivo dell’ondata  migratoria  per farla  considerare “una risorsa” e non un problema, attualmente non riesce più a convincere nessuno. Gli stessi esponenti del PD  adesso cercano di “nascondere la mano” e fingere di voler mettere argine al fenomeno che rischia di far montare la rabbia contro loro stessi e la loro gestione demenziale. Il rimedio che propongono è quello dello “jus soli”, una forma di cittadinanza automatica preventiva che avrebbe l’effetto di attirare  ancora di più masse di migranti in cerca di una “sistemazione” sociale con contributi a carico del paese ospitante.

I cittadini italiani ormai dovrebbero aver imparato a conoscere chi sono i responsabili, mandanti ed complici di questa scellerata politica immigrazionista che sta devastando l’assetto sociale delle varie comunità: sono i governi del Pd, gli Alfano, i prefetti”, il vero braccio armato del governo sui territori, con l’avallo di tutta la sinistra mondialista ed i suoi esponenti istituzionali dalla Boldrini a Mattarella, Renzi, Gentiloni, Pisapia, Bonino, ecc.. quella sinistra dei principi “buonisti” ed universalisti che plaudiva all’accoglienza e che di fatto ha sempre difeso e si è resa complice dei grandi interessi delle mafie e degli scafisti che hanno creato l’enorme business sulla tratta di esseri umani.

Non è un caso che sono sempre più numerosi e frequenti gli episodi di protesta dovuti all’esasperazione della gente per le condizioni di degrado ed insicurezza in cui si trovano le nostre città, condizioni aggravate per effetto dei migranti accampati nei centri di accoglienza e quasi sempre mal disposti a rispettare non soltanto le leggi ma anche le elementari regole di decenza, quelle che richiedono di non urinare o defecare per strada, di non ubriacarsi di non schiamazzare e di non molestare le donne.

Le barricate contro l’insediamento di nuovi migranti nei territori non sono più episodi spot guidati da parti politiche notoriamente poco tolleranti ma piuttosto effettuate da aggregazioni spontanee di cittadini esasperati che esigono il rispetto dei propri diritti.

La sinistra mondialista ha da sempre sostenuto a spada tratta l’immigrazione incontrollata, l’abolizione delle frontiere, il diritto dei migranti ad entrare ed insediarsi dove meglio aggrada loro, la necessità di accogliere tutti, di offrire alloggio e mantenimento a queste persone a carico delle collettività.

Questa posizione ideologica rientra nella logica del piano mondialista di utilizzare le ondate migratorie per i propri fini: in primis di rendere un servizio al grande capitale sovranazionale che può utilizzare la mano d’opera dei migranti a basso costo, oltre ad ottenere una generale riduzione della media dei salari, migliorando il proprio margine di profitto. Questo senza tralasciare  poi la prospettiva  di fare dei migranti una massa sociale, una nuova classe su cui puntare per ottenere il consenso politico e da utilizzare come ariete contro le resistenze antiglobaliste e sovraniste.

D’altra parte l’abbattimento delle frontiere e  l’accoglienza migratoria è predicata dal Papa Bergoglio, dall’ONU, dal FMI e dai principali  organismi finanziari come Goldman Sachs e dalla Open Society di George Soros.  Organismi questi che a loro volta stipendiano una quantità di persone ed organizzazioni preposte ad agevolare l’ondata migratoria in tutta Europa, dalle ONG che prelevano i migranti dalla costa libica fino a organizzazioni come “No Borders” i cui militanti manifestano  a Ventimiglia o al Brennero contro le barriere ed i confini.

Cara di Mineo

Dalle molte situazioni di violenza e di degrado si rende evidente l’impossibilità di integrare soggetti che, a prescindere dalla loro razza o religione, sono totalmente diversi e spesso incompatibili con l’italiano o l’europeo per usi, costumi, abitudini e cultura. Come dimostrato dalle esperienze di altri paesi europei come il Belgio, l’Olanda, la Svezia ed il Regno Unito, dove si sono formate della zone fuori controllo autogovernate dalle stesse comunità straniere (quasi sempre islamiche) che, divenute maggioranza, adottano le loro leggi e le loro usanze anche del tutto in contrasto con le leggi del paese ospitante. Situazioni queste in cui il preteso “multiculturalismo”, feticcio idelaizzato dalla sinistra mondialista, si ritorce contro la società ospitante alterandone le regole e la cultura originaria.

Forse non ci avevano pensato i teorici dell’immigrazionismo buonista. Costoro consideravano che spostare masse di persone da un continente all’altro, sradicandole dal loro habitat normale, fosse come spostare dei soprammobili, senza considerare che le persone possiedono intrinsecamente una loro cultura, modo di vita, forma mentis e costumi che non possono essere improvvisamente cancellati per omologarli ad una cultura e regole a loro estranee.

Strano ma questo elemento di differenza fra le persone e le cose non lo avevano proprio considerato: “le razze non esistono, tutti apparteniamo alla stessa razza”, recita il mantra universalista.  Sarà vero me le differenze rimangono ed i conflitti fra razze, culture e religioni sono purtroppo una costante della Storia con buona pace dei mondialisti e del Papa Bergoglio che nega anche l’evidenza.

Roma, violenze di immigrati su donne e bambini. Residenti in rivolta contro centro di accoglienza

Articolo originale su http://www.controinformazione.info/roma-violenze-di-immigrati-su-donne-e-bambini-residenti-in-rivolta-contro-centro-di-accoglienza/

Roma, 30 ago – Rivolta dei residenti di Tiburtino III contro il centro di accoglienza per immigrati gestito dalla Croce Rossa di via del Frantoio.

Un eritreo, già ospite della struttura, intorno alle 22:30 di ieri sera avrebbe infatti lanciato sassi contro dei bambini che giocavano nei pressi del centro. Uno dei bambini avrebbe riferito i fatti alla madre e quest’ultima si sarebbe allora recata presso il centro per affrontare l’africano responsabile del lancio di sassi. Ne è scaturita una zuffa, con la donna che è stata circondata da alcuni immigrati e di fatto sequestrata all’interno della struttura.

A quel punto in suo soccorso sono giunti sul posto numerosi residenti di Tiburtino III che avrebbero affrontato direttamente gli immigrati. Negli scontri sarebbe rimasto ferito lo stesso eritreo responsabile del lancio di sassi contro i bambini che giocavano vicino al centro d’accoglienza. “Mi hanno sequestrata per un’ora insieme a mio nipote di 12 anni, trascinata all’interno del centro per due volte e colpita – ha dichiarato Pamela, la donna che a difesa del figlio e degli altri bambini coinvolti nell’episodio si è recata nella struttura – Ho avuto paura, pensavo di morire”.

Migranti al Tiburtino

Sui fatti di questa notte è intervenuta senza mezzi termini CasaPound. “La bomba sociale che temevamo scoppiasse già due anni fa, sembra essere esplosa al Tiburtino Terzo”. Con queste parole Mauro Antonini, responsabile per Cpi del Lazio, ha commentato l’episodio di stanotte. “Avevamo avvertito le istituzioni e le autorità che quel centro andava chiuso – ha detto Antonini – sono ospitati più di quanti la struttura ne possa contenere, non sono rifugiati politici, bivaccano per strada dal mattino a notte fonda, degradando la parte della struttura adiacente alla scuola elementare del quartiere.” Secondo il responsabile di CasaPound: “È evidente che in un quartiere periferico e abbandonato al suo destino dalle istituzioni, le presenze allogene creino malcontento tra i residenti. Solo chi specula sul business dell’accoglienza come associazioni e movimenti della sinistra romana – ha precisato Antonini – poteva accusarci di razzismo e raccontare la favola della pacifica convivenza. Alle favole noi preferiamo la realtà e la concretezza: gli abitanti di Tiburtino III vengono prima di chiunque altro. Mi recherò sul posto per accertarmi di quanto è accaduto stanotte.”

Lanci di sassi contro bambini che giocavano per strada, donna sequestrata e picchiata insieme al nipote di 12 anni. Si, il centro di accoglienza di Tiburtino III va chiuso. E gli immigrati lì ospitati espulsi immediatamente dall’Italia.

Fonte: Il Primato Nazionale