Esplosione in metropolitana Londra ripiomba nel terrore Ci sono feriti e contusi

Londra, fiamme e fumo su un vagone della metropolitana: evacuata la stazione di Tower Hill

A poco più di una settimana dall’attentato alla stazione di Parson’s Green, torna la paura nella metropolitana di Londra. Un piccolo ordigno ha sprigionato una fiammata poi fumo su un vagone presso la centralissima stazione di Tower Hill, che è stata immediatamente evacuata. Tra i passeggeri che si sono accalcati verso le uscite si è scatenato il panico e nella ressa alcune persone sono rimaste contuse. Nessuno, per il momento, sarebbe rimasto ferito o contuso in conseguenza di quello che appare come l’ennesimo atto di terrorismo ai danni della “tube” londinese, che è evidentemente tornata a essere bersaglio preferito dei cosiddetti “lupi solitari” dell’Isis.

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INDOVINA UN PO’? IL PRETE INDAGATO PER LE ONG ORA DÀ LEZIONI DI ACCOGLIENZA AGLI STUDENTI

Padre Zerai, meglio conosciuto come padre Mosè, sarà tra i relatori del convegno “L’Europa inizia a Lampedusa”. Ma è ancora iscritto nel registro degli indagati per la vicenda Ong
 Alla fine ci sarà anche lui. Insieme al ministro dell’Istruzione, Valeria Fedeli, e al presidente del Senato Pietro Grasso, anche Padre Zerai darà lezioni di accoglienza a 200 studenti italiani che dal 30 sttembre al 3 ottobre parteciperanno al convegno dal titolo “L’Europa inizia a Lampedusa”.

 Padre Zerai, anche noto come Padre Mosè, è pero lo stesso parroco eritreo indagato dalla procura di Trapani nell’ambito dell’inchiesta sulle Ong. Il suo nome è finito nel registro degli indagati nello stesso filone di indagine che ha portato al sequestro della nave Iuventa della Ong Jugend Rettet. A costringere il pm a fare verifiche su Zerai, autore di un libro autobiografico, sono state le rivelazioni di alcuni addetti alla sicurezza della nave Vos Hestia di Save the children. Che tra loro al telefono parlavano di una chat whatsapp tra team leader delle Ong in cui sarebbero arrivati, tra le altre cose, anche messaggi dal prete eritreo in cui veniva segnalata la partenza di barconi dalla Libia, con la destinazione da raggiungere per recuperarli.
Padre Mosè è stato per lungo tempo lodato a destra e a sinistra da tutti quelli che vedono nell’immigrazione senza regole una “risorsa” per il Paese. Laura Boldrini lo ricevette alla Camera dei Deputati e lui stesso ammette che il suo numero di telefono è anche “sulle pareti delle carceri in Libia”.
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370 riscuotono assegni sociali Inps non dovuti

InpsIl nucleo speciale spesa pubblica e repressione frodi comunitarie della Guardia di Finanza ha avviato, sulla base dei dati forniti dall’Inps relativi al 2016, una serie di indagini. Sono stati così individuati 370 cittadini(italiani e stranieri) che, dopo aver ottenuto l’assegno sociale, si erano trasferiti all’estero.

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Il pm richiede l’archiviazione per l’accusa di attentato alla costituzione contro Laura Boldrini. Ma l’imprenditore non ci sta: presentato il ricorso

L’aveva denunciata, Laura Boldrini, per attentato alla Costituzione.

 La procura ha aperto un fascicolo, poi ha chiesto rapidamente l’archiviazione del caso. Ma l’imprenditore di Cassino, Niki Dragonetti, non si arrende. Anzi: rilancia. Ieri infatti si è rivolto all’ufficio primi atti del palazzo di Giustizia e ha depositato un atto ufficiale per opporsi alla richiesta di archiviazione. Vuole arrivare fino in fondo Dragonetti, convinto com’è dei “reati” che la presidente della Camera avrebbe commesso.
Marco Mori e Laura Muzi di Rapallo, i due avvocati cui si è rivolto l’imprenditore, hanno preparato il documento contro la richiesta di archiviazione che Dragonetti è andato a depositare. “Il provvedimento di richiesta di archiviazione del pubblico ministero in merito alla denuncia presentata dall’esponente – si legge nell’atto di opposizione come riportato dal Tempo – riporta una ricostruzione completamente e grossolonamente errata in diritto, sia circa il combinato disposto dagli art. 1, 10 ed 11 Cost, sia in riferimento all’ambito dell’applicazione della fattispecie di cui all’art. 243 cp. Proprio il suddetto articolo 243 c.p. è la norma che il Presidente della Camera ha istigato pubblicamente a violare non solo nel tweet prodotto dal denunciante, che ha ripreso un atto dello scrivente difensore di alcuni anni fa, ma anche in numerosi discorsi pubblici successivi nei quali ha sempre specificato la richiesta e la volontà di ottenere “cessioni della nostra Sovranità”. Tesi ribadita anche sul sito personale della denunciata nel quale si chiede addirittura la costituzione degli Stati Uniti d’Europa”.

Insomma. Se la procura ha deciso di archiviare, la motivazione per Dragonetti è sbagliata. Ora il Gup dovrà decidere se accogliere la richiesta del pm oppure quella dell’imprenditore. Difficile dire come andrà a finire, anche se è probabile che si arriverà ad una chiusura senza condanne per Laura Boldrini. Per il sostituto procuratore Arianna Armanini, infatti, la notizia di reato è totalmente “infondata”. Ma Dragonetti non si arrende.

 

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Napoli, orrore in centro: stuprata in pieno giorno

Alcuni testimoni hanno riferito di aver visto l’uomo prendere la vittima per il collo e abusare di lei sessualmente
 Sono stati attirati da urla e grida. Diversi passanti sono accorsi sul luogo e hanno notato un uomo e una donna litigare, a pochi passi da Porta Capuana, nel centro storico di Napoli.

 La donna, una clochard di origine straniera, ha poi riferito di essere stata violentata dal un migrante di origini africane.
I due si trovavano vicino i giardinetti nei pressi di un’area transennata dove stanno eseguendo alcuni lavori di manutenzione del verde, poco dopo le 10 di questa mattina. Alcuni testimoni hanno riferito di aver visto l’uomo prendere la vittima per il collo e abusare di lei sessualmente, mentre la donna urlava e cercava di ribellarsi. La clochard è stata subito trasportata all’ospedale Loreto Mare per le cure mediche in seguito alle ferite riportate

I carabinieri stanno ora indagando per verificare l’accaduto e ricostruire esattemente i fatti.

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Terremoto, 120 indagati a Rieti “Finte residenze per aver soldi”

La procura reatina mette sotto indagine 120 romani per truffa e falso: dopo il terremoto avrebbero trasferito la residenza ad Amatrice per ottenere i contributi statali
 Oltre 120 persone sono state indagate dalla procura di Rieti in un’orribile vicenda – purtroppo, l’ennesima – che ha a che fare con il terremoto del centro Italia dello scorso 24 agosto.

 Nei mesi successivi, secondo l’ipotesi accusatoria dei magistrati reatini, sarebbero state decine i romani con seconde case ad Amatrice o ad Accumoli che avrebbero spostato la residenza nei Comuni terremotati pur di ottenere il Contributo autonomo di sistemazione. Un fondo che lo Stato assegna ha chi ha perso la propria abitazione e che può arrivare, a seconda del numero, dell’età e della presenza di persone disabili del nucleo famigliare, fino a 1300 euro al mese. E che hanno richiesto in molti fra chi possiede una casa di vacanza nel cratere sismico e chi magari vi ha ancora mantenuto la residenza ma è domiciliato – e quindi ha effettivamente la prima casa – a Roma.
Le verifiche sono scattate dopo che qualcuno si è accorto della sproporzione fra l’enorme numero di domande presentate per accedere al Cas e la popolazione effettivamente residente. I Comuni colpiti, infatti, accolgono un enorme numero di seconde case: basti pensare che ad Accumoli dei 2500 sfollati, 2000 erano in vacanza. Le verifiche, però, sono state rese difficili da una circostanza tanto banale quanto ovvia: è molto difficile dimostrare che qualcuno sia effettivamente residente in una casa inagibile per via del terremoto. L’aumento esponenziale di domande di trasferimento di residenze dopo le prime scosse, però, ha destato dei sospetti e ha fatto scattare l’apertura delle indagini.

Ora il procuratore Giuseppe Saieva, svela il Messaggero, sta per chiudere le indagini con leipotesi di truffa e falso e già c’è chi spera di cavarsela restituendo l’importo indebitamente incassato (e senza sapere che questo non lo esime affatto dal rispondere a tali accuse).

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Lite in famiglia, la figlia chiama il 118: “Lo sta ammazzando, correte”

Gravissimo dramma famigliare a Terranuova Bracciolini in provincia di Arezzo. Ieri poco prima delle 23 una lite furibonda tra moglie e marito è degenerata quando la donna ha impugnato il mattarello preso in cucina e ha iniziato a colpire l’uomo sulla testa. A quel punto la figlia 25enne della coppia ha telefonato al 118 spiegando testualmente che il padre “era a terra con la testa fracassata”. All’arrivo dei sanitari la situazione è apparsa immediatamente drammatica. L’uomo, Enzo Canacci di 62 anni, era riverso a terra in un lago di sangue tra il bagno e il corridoio.

Clara Sannini, sua moglie, era seduta sul divano e poco dopo di fronte agli agenti di polizia ha confessato tutto. A quanto pare i due avevano iniziato a litigare già nel pomeriggio e la situazione sarebbe andata peggiorando di ora in ora fino al tragico finale. Restano da capire i motivi della faida e anche come si sia potuto arrivare a quel punto così estremo. Non si potevano chiamare prima le forze dell’ordine? Una domanda alla quale risponderà la figlia il cui ruolo nella vicenda è ancora tutto da chiarire. Ha assistito a tutta la scena senza fare nulla? Non si è accorta di quello che stava per accadere?

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Donna inizia a comportarsi in modo strano nei confronti del suo cagnolino

‘Ero sul treno quando, all’improvviso, ho visto quella donna… ha iniziato a fare cose strane nei confronti del suo cane. Ho sgranato gli occhi e quando ho capito cosa stava facendo quella pazza, mi sono alzata di scatto e l’ho affrontata’ma..’

Credo che trovare le parole per descrivere questa donna sia davvero difficile… cioè ce l’ho… tutte nella mia testa ma purtroppo non posso insultarla. Al mondo esiste gente malata, con gravi disturbi e che non riesce ad ammettere di aver bisogno d’aiuto, beh questa donna è proprio una di queste persone. Le immagini sono state riprese da un passeggero in una metropolitana a Toronto, in Canada, che l’ha poi divulgato in rete.

La donna bionda protagonista, se ne sta seduta con in braccio il suo cane ma, ad un certo punto, inizia a mostrare un comportamento piuttosto strano e ad attirare l’attenzione degli altri passeggeri. Inizia ad infastidire quel povero cagnolino, pizzicandolo, tirandogli il pelo e addirittura mordendolo. La vediamo togliersi i peli dalla bocca e poi, innervosendosi, continuare a maltrattarlo. Il povero animale piange e cerca di allontanarsi ma lei lo tiene ben stretto a se con il guinzaglio e continua, indisturbata, a torturarlo.

 

Ad un certo punto, un uomo decide di intervenire e le chiede di smetterla ma lei, con la sua aria da bulla, lo insulta e nega l’apparenza. Lo invita a lasciarla stare ma l’uomo continua a chiederle di smetterla. Alla fine fine qualcuno decide di raggiungere la sala del conducente, di far fermare il treno e di chiamare la polizia. Ma purtroppo gli agenti senza le prove dell’abuso non hanno potuto fare nulla e hanno dovuto lasciar andare la donna, che è scesa alla sua fermata come se nulla fosse.

Per fortuna Roxy Huang ha ripreso tutto in questo video e il giorno seguente ha deciso di consegnarlo alle autorità, che in pochissimo tempo hanno rintracciato la donna e le hanno tolto la custodia del cagnolino. Adesso il piccolo è al sicuro, nelle mani dei volontari che lo coccolano, lo curano e presto gli troveranno una vera famiglia.

Le immagini potrebbero disturbare la vostra sensibilità, per questo, solo se volete e se ve la sentite, guardate il video di seguito:

 

La donna non siamo ancora riusciti a scoprire che fine abbia fatto ma ci auguriamo che venga punita a dovere! Certe persone sono proprio fuori di testa!

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Questo bimbo dorme con un serpente ogni notte. Quello che accade dopo 11 anni è inaspettato!

Sono tanti i bambini che adorano trascorrere del tempo insieme ai propri animali domestici e che mostrano fin da piccoli una sintonia particolare verso tutte le creature del regno animale tanto che poi finiscono per diventare dei veterinari e degli esperti del settore.*

Nessun bambino potrà mai eguagliare questo ragazzino di 11 anni che si chiama Sambath e che vive in Cambogia. Si tratta di un figlio unico che in tutta la sua vita ha avuto un compagno di giochi davvero insolito.

Il suo amico, infatti, è un pitone femmina lungo ben 6 metri e che oggi pesa circa 120 kg. I due sono ormai inseparabili e trascorrono gran parte del loro tempo insieme, giocano, si fanno le coccole e si addormentano insieme.

Il tutto ha inizio quando Sambath era ancora nel ventre della madre che sognò un serpente che avrebbe protetto la sua casa. Quando il piccolo aveva appena tre mesi, effettivamente la coppia trovò dentro casa un serpente all’epoca piccolissimo e nonostante lo avessero allontanato più e più volte, il serpente trovava sempre il modo di ritornare.

A quel punto capirono che si trattava di un segno del destino e dunque decisero di tenerlo con loro e la chiamarono Chomran, facendola crescere insieme a Sambath. Questo serpente è venerato in casa come una divinità, ha una sua stanza e consuma circa 10 kg di carne a settimana.

Oggi Sambath ha le idee chiare ed ha già affermato che non permetterà a nessuno di portargli via Chomran. Una storia davvero molto particolare che lascerà tutti senza parole.

Articolo originale su Il Fatto Dal Web

5 Storie di violenza ostetrica: una donna su 5 maltrattata durante il parto

Se ne parla poco, ma in Italia una mamma su 5 subisce violenza ostetrica: una campagna raccoglie le loro testimonianze agghiaccianti, che raccontano di episiotomie non richieste, bambini strappati via subito dopo il parto, abbandono totale.
Le testimonianze raccontano di episiotomie fatte “a tradimento”, di manovre di Kristeller (vietata in molti paesi europei, si tratta della spinta effettuata dal medico con l’avambraccio sulla pancia della mamma per facilitare l’uscita del neonato) fatte senza il consenso della partoriente, insomma di situazioni in cui la discrezionalità delle scelte è tutta solo delle ostetriche, che agiscono senza interpellare minimamente chi sta per partorire.

È dal 1985, in realtà, che l’Organizzazione Mondiale della Sanità si occupa del problema, ma se pensiamo che la violenza ostetrica sia limitata ai paesi del Terzo Mondo, ci sbagliamo di grosso; i numeri, del resto, parlano chiaro: in Italia una mamma su cinque è vittima di violenza ostetrica, il 21% delle mamme con figli tra 0 e 14 anni dichiara di averla subita. È questo ciò che emerge dai risultati, rivelati il 20 settembre 2017, di uno studio commissionato dall’Osservatorio sulla violenza Ostetrica Italia alla Doxa, con il contributo delle associazioni La Goccia Magica e CiaoLapo Onlus: 1 milione di madri hanno subito in qualche modo violenza dal personale sanitario durante il parto, e l’idea di non rivivere un simile incubo avrebbe spinto, negli ultimi 14 anni, il 6% delle donne a scegliere di non affrontare una seconda gravidanza, provocando, di fatto, la mancata nascita di circa 20.000 bambini l’anno.

Lo studio ha preso in esame un campione di 5 milioni di donne italiane, tra i 18 e i 54 anni, con almeno un figlio di 0-14 anni, e le esperienze raccolte parlano di assistenza psicofisica al parto lesiva della propria integrità e dignità in 4 parti su 10, di episiotomie realizzate nel 54% dei casi, con 3 partorienti su 10, negli ultimi 14 anni, ovvero il 61% di quelle che hanno subito il taglio tra vagina e perineo, che dichiarano di non aver dato il consenso informato per autorizzare l’intervento. Per loro, nel 15% dei casi si è trattato di una vera e propria menomazione degli organi genitali, mentre  circa 350.000 mamme, il 13% con il taglio si sono sentite “tradite” dal personale ospedaliero. Le episiotomie sono state fatte soprattutto nel Sud Italia e nelle isole (58%) poi al centro e nel Nord-Est Italia (55% pari merito), mentre nel Nord Ovest la percentuale si attesta al 49%. In generale, dallo studio emerge comunque una sorta di indifferenza, da parte delle équipe mediche, nei confronti delle pazienti, dato che 1.350.000 donne (il 27% delle intervistate) hanno detto di essersi sentite seguite solo in parte dallo staff, e che avrebbero voluto essere più informate su quanto stava avvenendo.

Secondo le linee guida fornite dall’Oms, la violenza ostetrica,  è “l’appropriazione dei processi riproduttivi della donna da parte del personale sanitario” che si manifesta nella costrizione a subire un cesareo non necessario, un’episiotomia non necessaria, oppure nel partorire sdraiata con le gambe sulle staffe, o nell’essere esposta, nuda, di fronte a diverse persone, ancora, si riscontra nella separazione della madre dal bambino senza una ragione medica, nel mancato coinvolgimento della donna nei processi decisionali che riguardano il suo corpo e il suo parto, e infine, ovviamente, nell’umiliazione fisica o verbale della donna in tutti i momenti del parto. Per dar voce alle mamme italiane che hanno subito violenza ostetrica è nato il progetto#BastaTacere: le madri hanno voce.

La campagna #BastaTacere

#BastaTacere: le madri hanno voce è nata nell’aprile 2016 dalla collaborazione di Elena Skoko, fondatrice dell’Osservatorio sulla violenza Ostetrica Italia, con l’avvocato Alessandra Battisti; la campagna è diventata virale sui social, in particolare sulla pagina Facebook, dove chiunque abbia subito violenza ostetrica ha potuto, per quindici giorni, raccontare la propria storia. Sono stati  21.621 i like, oltre 1.136 le testimonianze raccolte, 700.000 gli utenti al giorno e  oltre 70.000 interazioni quotidiane, a riprova di quanto il problema sia insospettabilmente diffuso.
La campagna era legata alla proposta di legge proposta dal PDL “Norme per la tutela dei diritti della partoriente e del neonato e per la promozione del parto fisiologico” depositata l’11 marzo 2016 da parte dell’On. Adriano Zaccagnini, che introduce il reato di violenza ostetrica in seguito proprio alla dichiarazione dell’Organizzazione mondiale della sanità su “La Prevenzione ed eliminazione dell’abuso e della mancanza di rispetto durante l’assistenza al parto presso le strutture ospedaliere”, che ha evidenziato i trattamenti lesivi di integrità e dignità delle partorienti.

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